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“La giurisprudenza ha affermato che il danno non patrimoniale da vacanza rovinata richiede la verifica della gravità della lesione e della serietà del pregiudizio patito dall’istante, al fine di accertarne la compatibilità col principio di tolleranza delle lesioni minime (precipitato, a propria volta, del dovere di solidarietà sociale previsto dall’art. 2 Cost.).

Si traduce pertanto in un’operazione di bilanciamento demandata al prudente apprezzamento del giudice di merito, il quale, dalla constatazione della violazione della norma di legge, attribuisce rilievo solo a quelle condotte che offendono in modo sensibile il diritto stesso.

Spetta al giudice di merito individuare il superamento o meno di tale soglia, avuto riguardo alla causa in concreto costituita dalla “finalità turistica”, dall’essenzialità di tutte le attività e dei servizi del contratto che sono strumentali alla realizzazione del preminente scopo vacanziero.

Lo stato di trascuratezze in cui versano la stanza ed alcune parti comuni della struttura, sebbene possa ingenerare nel cliente un certo stato di disagio e di delusione rispetto alle legittime aspirazioni e desideri, non pare tale da compromettere il proseguimento della vacanza e la fruizione dei vari servizi offerti dalla struttura. Peraltro, la valutazione in termini di tollerabilità dei vizi della struttura non può tenere conto dello stato psicologico del cliente, il quale sia indotto da circostanze soggettive a percepire come gravi, vizi e difetti della struttura che sebbene esistenti, non sono tuttavia senz’altro tali da compromettere l’esito della vacanza.

In conclusione, sebbene i difetti evidenziati siano senz’altro indici di una certa trascuratezza nella manutenzione della struttura residenziale e non contribuiscono a renderla più gradevole, tuttavia essi oggettivamente non paiono essere di gravità tale da determinare il superamento di quella soglia di tollerabilità al di sopra della quale si può ritenere rovinata la vacanza poiché, come detto, il danno da vacanza rovinata, si può configurare solo in presenza di situazioni o fatti che rendano effettivamente impraticabile il regolare svolgimento della vacanza”.

Cassazione Civile sez. III 14 luglio 2015 n. 14662

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