Legge italiana Vs legge europea. Come comportarsi!

La Legge 24 aprile 2020 n. 27 ha introdotto l’art. 88 bis, con la precisa finalità di equiparare gli effetti del recesso esercitato dal viaggiatore, a quello degli operatori turistici.

Così facendo il governo italiano ha scelto di tutelare gli operatori del settore turistico, tour operator e compagnie aeree, concedendo loro di scegliere se indennizzare il cliente con un rimborso, con la riprogrammazione del viaggio in altra data o con un voucher spendibile in futuro per un altro viaggio. Pertanto, a seguito dell’emergenza Covid-19, in alternativa al soggiorno sostitutivo o rimborso monetario che veniva offerto al viaggiatore in situazioni pre covid (come stabilito dall’Art. 41, comma 5, lettera b), del cd. “Codice del Turismo”, gli operatori del settore hanno iniziato ad emettere voucher di pari importo al rimborso spettante al cliente.

La legge ha inoltre stabilito che “l’emissione dei voucher assolve i correlativi obblighi di rimborso e non richiede alcuna forma di accettazione da parte del destinatario” (comma 12 dell’art. 88 bis). Ovviamente, nella libertà di scelta, gli operatori hanno preferito tutelare la propria liquidità, proponendo come unica ricompensa possibile, gli ormai famosi voucher.

Le richieste dei clienti, che pretendevano la restituzione integrale di quanto pagato, non sono tardate ad arrivare, trovando un valido alleato nella comunità europea. Infatti, mentre la normativa nazionale, varata con l’emergenza, si schiera tra le fila degli operatori del comparto turistico, quella europea difende i diritti dei consumatori, cioè, i viaggiatori. Nel caos normativo generatosi, il dubbio persiste: può una legislazione di emergenza derogare a una norma comunitaria?

A stretto rigore giuridico, le nuove norme nazionali non sono in linea con quelle europee e i più agguerriti potrebbero pensare di far valere questo davanti a un giudice, anche se, dal punto di vista pratico, si rischia di vincere una causa, quando ormai la controparte non sarà più in grado di pagare: l’emergenza ha messo in ginocchio tutti gli operatori.

I giudici italiani si troverebbero a dover accogliere le richieste dei consumatori, disapplicando la normativa italiana o, addirittura, rimettendo la questione alla Corte di Giustizia UE, in modo da accertare la difformità della norma italiana. Gli operatori potrebbero eccepire che, proprio il carattere emergenziale di queste norme, le rende un’eccezione compatibile con il diritto comunitario. Tutti consapevoli che la Commissione europea, al momento, dà ai giudici una base per bocciare questa tesi.

Dopo la lettera di contestazione inviata al governo italiano da parte dei Commissari UE, i quali richiedevano una revisione della legge, tale da permettere ai viaggiatori di scegliere tra rimborso integrale e voucher, è intervenuta anche l’AGCM.

L’Autorità ha segnalato il contrasto dell’art. 88 bis con la normativa europea, portando altresì le associazioni dei consumatori, rimaste fino ad ora più prudenti sulle vicende legate al coronavirus, all’attacco.

Qualunque sarà la decisione presa, rischierà di infrangersi nello scontro con la realtà economica attuale.

Come l’ambito turistico, anche la giustizia italiana sta risentendo delle dinamiche organizzative post Covid-19, mostrando un pesante rallentamento di tutta la macchina giudiziaria nazionale, a totale discapito dei clienti finali e degli operatori del settore che hanno subito una lesione dei propri diritti.

Un accordo che provochi a entrambe le parti il minor danno possibile, appare l'unico scenario percorribile in questi tempi incerti.

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